Regio V - Picenum
  Nomi noti dalle fonti
 

                          BREVE INTRODUZIONE ALL'ONOMASTICA ROMANA

   La denominazione del cittadino romano mutò la sua struttura nel corso del tempo a causa delle trasformazioni sociali, etniche e all'aumentato numero dei portatori dei nomi stessi. Nel latino arcaico era comune la designazione delle persone mediante un unico nome; a tale consuetudine si affiancò quella sabina con forma binomia. In seguito si impose la formula dei tria nomina: il praenomen, il nomen o gentilizio, che indicava l'appartenenza ad una gens, e veniva trasmesso di padre in figlio, ed il cognomen, entrato in uso in modo costante all'inizio del I sec. a.C. (tuttavia già presente in talune epigrafi del III sec. a.C., ma solo in relazione a personaggi dell'alta aristocrazia), e resosi indispensabile a causa delle frequenti omonimie. 
   Già a partire dal II sec. d.C. l'onomasica subì un processo di semplificazione: il primo elemento a decadere nell'uso fu il più antico praenomen; successivamente una sorte analogà toccò al nomen. Contemporaneamente si verificò uno slittamento nella loro importanza: quando il prenome scomparve, fu sostituito nella sua funzione, ma non nella sua posizione, dal terzo elemento, il più recente cognomen, che in epoca tarda, nel IV e nel V sec. d.C., e massivamente in epigrafi cristiane, sostituì spesso anche il gentilizio. 

I) PRAENOMEN
 
   E' l'elemento più antico dell'onomastica romana e in origine fu l'unico nome del cittadino, seguito da quello del padre in genitivo (patronimico). I praenomina più comuni in epoca storica compaiono nelle epigrafi abbreviati con la sola lettera iniziale o con le prime due o tre lettere; essi in questo periodo sono limitati ai seguenti: A(ulus), C(aius), Cn(aeus), D(ecimus), L(ucius), M(arcus), P(ublius), Q(uintus), Sex(tus), Ti(berius), T(itus); mentre limitati solo ad alcune famiglie: Ap(pius), K(aeso), Mam(ercus), M'(anius), N(umerius), Ser(vius), Sp(urius). Manius che nella trascrizione delle epigrafi è reso con la sigla M', nelle epigrafi è abbreviato con   per distinguerlo da M(arcus).
   Nelle donne l'uso del praenomen fu raro ed arcaico; inoltre non si possono considerare praenomina quei cognomina, come Prima, Secunda, Tertia, Maior, Minor, Maxima spesso premessi al nomen; in defintiva nell'onomastica femminile non compare quasi mai il prenome.
   Il prenome veniva dato al bambino il nono giorno dopo la nascita, forse in concomitanza con la caduta del cordone ombelicale, ma veniva imposto ufficialmente ai maschi quando questi venivano rivestiti della toga virile, ossia al raggiungimento della maggiore età, tra i 15 e i17 anni di vita.
   Come è stato già fatto notare, nel II sec. d.C. l'uso del praenomen iniziò a farsi più raro, fino a sparire definitivamente nel III sec. d.C.

II) NOMEN

   Detto anche gentilizio, in quanto indicava la gens di appartenenza dell'individuo, in un primo tempo fu un aggettivo terminante in -ius derivato dal nome del padre; stava al secondo posto e in genere non veniva abbreviato. Fu talora abbreviato in -i(us) durante gli ultimi due secoli della repubblica. Gentilizi con altre terminazioni furono presto accolti nell'onomastica romana ed indicavano spesso diverse origini etniche. Il gentilizio si trasmetteva da padre in figlio.
   Il gentilizio paterno al femminile era il nome della donna ingenua, ossia di nascita libera: esso poteva figurare da solo oppure seguito o anche preceduto da un cognomen. La donna in genere conservava il nomen del padre al femminile anche da sposata; tuttavia sono documentati casi in cui la moglie ha preso come secondo gentilizio quello del marito, e non si può nemmeno escludere che talora si sia lasciato cadere quello paterno. 
   L'uso del nomen decadde in epoca tarda, tra il IV e il V sec. d.C. 

III) COGNOMEN

   E' il più recente elemento dell'onomastica romana, quello che assieme al praenomen e al nomen costituisce i tria nomia distintivi del cittadino romano, tra il I sec. a.C e il II sec. d.C. Compare già nel corso del III sec. a.C., tuttavia solo in relazione a personaggi del patriziato romano. Trasse origine da un soprannome individuale, in riferimanto a caratteristiche fisiche o del carattere, a luoghi di origine, cariche pubbliche o altre attività. Divenuto ereditario presso l'aristocrazia, servì a distinguere famiglie della stessa gens. Cognomina furono assunti poi anche da famiglie plebee della nobiltas, anche se non da tutte.
   All'inizio del I sec. a.C. l'uso dei cognomina fu esteso anche ai liberti: all'atto dell'emancipazione gli ex schiavi assumevano, oltre al praenomen e al nomen del loro patrono, anche un terzo elemento, dato dal loro nome da schiavi. Forse per un fenomeno di imitazione, i cognomina si diffusero e contaminarono gli strati inferiori delle classi di cittadini liberi.  
   


Asclepiades: Noto da un'epigrafe da Falerio, esercitò la professione di medico. Dal documento si apprende che il personaggio era originario di Pergamo e fu probabilmente di condizione peregrina. L'epitafio, redatto in lingua greca, e il nome Asclepiade sottolineano il legame tra il mestiere svolto dall'uomo e il dio della medicina Asclepio. Visse nel I sec. d.C.

Basilius: E' il primo vescovo di Tolentinum di cui si ha notizia; prese parte nel 487 d.C. al concilio romano e forse anche a quello del 495 d.C., mentre è certa la sua partecipazione ai concili romani del 499 d.C. e del 502 d.C.

Caius Aufidius Festus: Il personaggio, figlio di Aufidia Callichore, entrambi liberti di Caius, è noto da un'epigrafe proveniente da Trea. Visse tra il I sec. d.C. e il II sec. d.C.; il cognomen, Festus, è desunto dal calendario. La gens Aufidia è attestata anche a Asculum Picenum, Urbs Salvia, Septempeda e da un bollo su tegola proveniente da Ripatransone.

Caius Calpenus Pylades: Noto da un'epigrafe mutila da Septempeda in cui l'onomastica ed in particolare il cognomen figura incompleto, ma che può essere restituito in Pylades, fu probabilmente un liberto di Caius (la condizione libertina, pur non essendo sicura, è ipotizzabile data l'origine grecanica del cognomen). La gens Calpena non conosce altre attestazioni nel Picenum; l'uomo visse nella prima metà del I sec. d.C.

Caius Fufius Geminus: Figlio a sua volta di un Caius Fufius Geminus - legato in Illiria durante la battaglia di Anzio e rimasto fedele ad Ottaviano nel corso degli scontri - fu alto magistrato di origini urbisalviensi, vissuto sotto la dinastia giulio - claudia. Tacito e Svetonio ricordano come egli, assunto nell'ordine senatorio, abbia goduto della benevolenza e del favore della casa imperiale, in particolare di Livia, moglie di Augusto e madre di Tiberio. Patrono della colonia di Urbs Salvia, ne patrocinò la costruzione del teatro nel 23 d.C. come attesta un'epigrafe rinvenuta nei pressi della scena, e  impiegò forse le proprie finanze anche nell'approvigionamento idrico della città. In politica Fufius Geminus, percorse tutti i gradi del cursus honorum fino al raggiungimento del consolato nel 29 d.C. Morì suicida tra il 29 e il 32 d.C., condannato ingiustamente di lesa maestà nel quadro delle persecuzioni politiche ordite dal prefetto Seiano. In base a quanto riporta Cassio Dione, la moglie Mutilia si tolse la vita davanti al senato, mentre la madre, Vizia, venne condannata nel 32 d.C. per aver pianto la dipartita del figlio e giustiziata. A lui è probabilmente legato Caius Fufius Politicus, forse suo liberto.

Caius Marcilius Eros: Noto da un'epigrafe da Castrum Truentinum, svolse la professione di purpurarius, mestiere in genere legato alla lavorazione della lana e nello specifico, alla tintura dei tessuti con la porpora. Tuttavia il termine purpurarius poteva anche essere usato per designare genericamente tutti gli operai addetti alla tintura delle stoffe, e che ricorrevano a pigmenti che non fossero la porpora. E' interessante notare come Silio Italico ricordi la non lontana Ancona per la tintura delle stoffe. Caius Marcilius Eros fu anche membro di un collegio di quinqueviri, organizzazione collegiale di cui si ignora l'esatta natura, ma che dovette avere pertinenza con la sfera del sacro. L'uomo visse tra la fine del I sec. a.C. e la primà metà del I sec. d.C.

Caius Popilius Laenas: Secondo Valerio Massimo - che lo indica come originario del Piceno - fu colui che decapitò Cicerone, dopo aver richiesto allo stesso Marco Antonio che gli venisse affidato l'adempimento dell'orrendo crimine. L'autore lo ricorda come campione d'ingratitudine, poichè, pochi anni prima, Cicerone lo difese in tribunale.

Caius Quintius Montanus: Personaggio noto da un'epigrafe funeraria da Cupra Maritima, visse in età alto-imperiale e ricoprì la carica di seviro e forse Augustale; fu marito di Rupilia Iulia. La gens Quintia a cui il personaggio apparteneva non risulta altrove attestata nel Piceno.

Caius Salvius Liberalis Nonius Bassus: Vissuto tra la seconda metà del I sec. d.C. e il primo decennio del II sec. d.C., fu probabilmente originario di Urbs Salvia, in cui rivestì la carica di quinquennale per quattro volte e fu patrono della colonia. Salvius Liberalis è ricordato anche da Svetonio che lo cita nei panni di avvocato di un ricco cliente, e da Plinio che lo definisce come sottile oratore; nel 78 d.C. fu ammesso come sacerdote del collegio dei Fratres Arvales, come risulta dalla tavola XXII dei sacerdoti Arvali. Sembra che non sia stato di famiglia senatoria, e che sia giunto in Senato per rescritto dell'Imperatore Vespasiano: tale dato sembrerebbe essere suggerito da una epigrafe in cui mancano alcuni gradi del cursus honorum che solitamente i figli dei senatori percorrevano, ma che entrò in Senato prima dell'età legale dei trent'anni, senza aver ricoperto la pretura. Fu legato della Legio V Macedonica di stanza in Mesia; in seguito fu Legatus Augustorum iuridicus Britanniae; sotto Domiziano fu proconsole della Macedonia. Da una epistola di Plinio il Giovane sembra che sotto il regno di Domiziano fosse stato accussato e che l'accusa avesse portato alla sua condanna. Tornato in Senato intorno al 100 d.C., ma forse già prima, sotto l'imperatore Nerva, gli fu affidato il governo della provincia d'Asia, che tuttavia egli ricusò per l'età troppo avanzata. Dovette morire prima del 105 d.C., anno in cui il suo nome non figura più tra gli Arvali. Fu marito di Vitellia Rufilla e padre di Caius Salvius Vitellianus, con il quale finanziò la costruzione del teatro di Urbs Salvia.  

Caius Tarquinius Pollio:
Figlio di Caius, è noto da un'epigrafe proveniente da Cupra Maritima. Sappiamo che era iscritto alla tribù Velina, ma la sua gens non è attestata in nessun altro luogo del Piceno. Visse tra il I e il II sec. d.C.

Herennia Helice:
Personaggio noto da un'urna cineraria in marmo, oggi usata come acquasantiera. La donna dovette essere di condizione libertina, poichè nello specchio epigrafico non è indicato il patronimico; inoltre Helice è un cognomen grecanico, e quindi ne indicherebbe la provenienza. Visse a Cupra Maritima tra il I e il II sec. d.C.

Hiberus: Liberto di Augusto -  quest'ultimo da intendersi come titolo e non come nome proprio di imperatore - trascorse parte della sua esistenza come servo imperiale, fino all'affrancamento. La sua epigrafe funebre è stata rinvenuta a Trea: il documento cita il solo  cognomen,  Hiberus, denominazione poetica del popolo spagnolo e unica attestazione nel Piceno. L'omissione del nomen tra i liberti della familia Caesaris è prassi comune in tutti i periodi dell'impero e dunque non aiuta nell'identificazione dell'imperatore in questione. Tuttavia l'epigrafe, datata genericamente al I sec. d.C., denuncia la presenza di proprietà imperiali nel territorio di Trea, dove forse lo stesso Hiberus era impiegato. 

Iulia Sabina: Liberta di Quintus, è nota da un'epigrafe funeraria da Auximum. Svolse la professione medica, forse come obstetrix, ovvero ostetrica, e fu moglie di Quintus Iulius Atimetus, probabilmente colliberto della donna. Il gentilizio Sabina è molto diffuso nel Piceno, dove è attestato  ad Ancona, Asculum, Hadria, Ricina, Septempeda, Trea, Urbs Salvia e Interamnia Praetuttiorum, sebbene legato spesso a donne di nascita ingenua. Iulia Sabina visse intorno alla metà del I sec. d.C.

Lucius Ambivius Traiensis: Figlio di Lucius Ambivius Lupercus e di Numitoria Cypare, è noto da due epigrafi provenienti da Trea: la prima di carattere funerario è posta quale cippo sepolcrale ai genitori; dalla seconda invece, si apprende che l'uomo aveva completato il servizio militare, forse arrivando addirittura a ricoprire l'incarico di primipilo. Il cognomen Traiensis è un etnico derivato direttamente da Trea, mentre il gentilizio Ambivius è attestato solo in questo territorio. Visse probabilmente nella seconda metà del I sec. d.C.

Lucius Cornelius Iucundus: Noto da un'epigrafe proveniente da Potentia, contribuì alla costruzione di un edificio di pubblica utilità, forse l'acquedotto. Visse nel I sec. d.C.

Lucius Flavius Silva Nonius Bassus
: Originario di Urbs Salvia, è noto alla tradizione storica per aver ricoperto prestigiosi incarichi militari sotto la dinastia Flavia: fu legato della Legio XXI Rapax, legato della Legio IV Scythica, e legatus Augusti pro praetore della provincia di Giudea tra il 73 e l'80 d.C., essendo il governatore precedente, Sesto Lucilio Basso, morto improvvisamente. Ma il suo nome è legato soprattutto ad una impresa in particolare: al comando della Legio X Fretensis espugnò la fortezza di Masada sulla riva occidentale del Mar Morto, simbolo della resistenza ebraica contro Roma, al termine della prima guerra giudaica. In campo civile si distinse quale finanziatore dei lavori per la realizzazione dell'anfiteatro di Urbs Salvia, dedicato in una data posteriore all'81 d.C., anno in cui rivestì il consolato ordinario. Fu inoltre per due volte patrono della colonia di Urbs Salvia.  Morì probabilmente sotto Domiziano, vittima del regno del terrore instauratosi sotto questo imperatore.

Lucius Statius Priscus:
Liberto di Lucius Statius, Priscus è noto da un'epigrafe funebre da Trea in cui compare nel ruolo di dedicante del monumento seporcrale alla madre, Statia Clara, e al fratello, Caius Gavius Clarus. Questo liberto visse in età giulio - claudia, e molto probabilmente, sia lui che la madre, furono manomessi dallo stesso patrono - Lucius Statius - di cui mantengono entrambi il gentilizio. Oltre che a Trea, gli Statii sono attestati nel Piceno ad Asculum Picenum, Auximum, Interamnia Praetuttiorum, a Cingulum, e presso il fiume Salinello (in provincia di Teramo).

Lucius Tarutius: Noto dalle fonti antiche, fu astrologo e matematico, famoso per aver calcolato - su richiesta di Varrone - la data della fondazione di Roma. Cicerone parlando di lui, scrisse "Lucius ... Tarutius Firmanus ..."; nella citazione, Firmanus sembra essere aggettivo di origine, anziché cognomen: tale ipotesi sembra trovare decisa conferma negli scritti degli altri autori antichi, i quali affermano di non conoscere il cognomen di Lucius Tarutius. Visse nel I sec. a.C.

Lucretia Sabina: Figlia di Marcus, è nota da un'epigrafe da Trea in cui è ricordata come colei che si incaricò della realizzazione delle fistulae per il rifornimento idrico di un edificio, probabilmente il locale tempio di Iside. L'edificio di culto raggiunse il massimo splendore nella prima metà del II sec. d.C., epoca in cui visse Lucretia Sabina. Tolto questo caso, la gens Lucretia non è altrimenti attestata nella regione.

Manius Vibius Balbinus:
Noto da un'epigrafe da Trea, di cui fu cittadino, come suggerisce la stessa menzione della tribù Velina e l'attestazione di un'altro Manius Vibius, appartenne ad una gens frequentemente attestata nella regio V, e reca un cognomen, Balbinus, desunto dai nomi che indicano l'aspetto fisico, usato soprattutto tra persone di condizione libera. Il suo cursus honorum si articola in due parti: egli inziò la sua carriera nell'ordine equestre, avendo rivestito il tribunato militare angusticlavius, la prefettura del genio militare e la prefettura di un'ala della cavalleria. In un secondo tempo fu ammesso in Senato e rivestì in questo ordine i seguenti incarichi: questura, ediltà e pretura, senza raggiungere il consolato. Come pretore espletò l'incarico di legato, prima sotto Augusto e poi sotto Tiberio. Entrò nell'ordine dei senatori, probabilmente come homo novus, sotto il principato di Augusto, anche se alcuni studiosi in passato hanno visto in Vibius Balbinus un appartenente al rango senatorio, già per nascita (il nodo ruota intorno al tribunato nella militia equestris, ossia l'incarico di comandante di un'ala di cavalleria, secondo alcuni studiosi riservato a figli di senatori, dopo che essi avevano svolto il tribunato militare, interpretato come laticlavius e non angusticlavius). Tuttavia la prefettura del genio militare - praefectura fabrum - dimostra che egli era appartenente al rango equestre, poichè tale posto era riservato ai cavalieri. Quindi la sua carriera antecedente alla questura, si svolse nelle fila del rango equestre. Dopo la questura e l'ediltà, fu tra i due pretori estratti a sorte ogni anno ed incaricati di amministrare l'erario di Saturno, ossia il tesoro pubblico. Poi, assunse il ruolo di legato sotto Augusto e Tiberio (incarico non meglio specificato dalle fonti) e chiuse la sua carriera con il governo della provincia della Gallia Narbonense (Francia meridionale),  nei primi anni del regno di Tiberio.

Marcus Curvenus Ianuarius: Il gentilizio, che non trova altre attestazioni nel mondo romano, presenta tuttavia una desinenza rapportabile all'area sabino-picena e una radice comune a quella del gentilizio Curvius, presente in ambito locale, in particolare a Septempeda. Marcus Curvenus visse a Ricina in un periodo compreso tra la seconda metà del I sec. d.C. e la metà del II sec. d.C. E' noto da un'epigrafe funebre, dalla quale si apprende che fu sposato per sedici anni con Vibia Ampliata.

Marcus Herennius Phaedimus:

Marcus Lollius Palicanus: Piceno di umili natali, fu tribuno della plebe nel 71 a.C.; riaffermò i diritti della potestà tribunicia e quelli della plebe già limitati da Silla. Fu tra gli esponenti più influenti della fazione dei populares; stipulò un patto con Gneo Pompeo, reduce dalla Spagna, in base al quale quest'ultimo otteneva l'appoggio politico da parte dei populares per l'elezione al consolato nell'anno successivo. In cambio Marcus Lollius Palicanus ottenne la pretura nel 69 a.C., ma l'ostilità da parte degli optimates gli impedì di rivestire il consolato nel 66 a.C. Di lui parla Sallustio.
 
Marcus Valerius Verna: Liberto della colonia di Asculum Picenum, è noto da un'epigrafe funeraria. Il gentilizio, Valerius, non sembra seguire le norme dell'onomastica dei liberti pubblici, i quali in genere assumono il nomen Publicus oppure un gentilizio legato al nome della città. A questo proposito Cristofori nota come ad Asculum siano noti liberti legati alla gens Valeria, in particolare i Marci Valerii; lo studioso suggerisce pertanto un nesso diretto tra Marcus Valerius Verna e un alto magistrato appartenente alla gens Valeria, il quale, in seguito all'affrancamento del servus publicus, avrebbe trasmesso la propria onomastica all'ex schiavo cittadino. Lo stesso Varrone ci informa come i liberti pubblici potessero prendere il nome dai magistrati che li manomettevano, anziché quello della comunità urbana di appartenenza. Ancora schiavo Marcus Valerius Verna fu dispensator, ovvero cassiere pubblico nell'ambito dell'apparato amministrativo della città; alle sue dipendenze doveva lavorare un'altro schiavo pubblico, Ianuarius che compare nella veste di dedicante nell'epitaffio di Valerius, qualificandosi come arcarius. Solo dopo l'affrancamento, Valerius fu sexvir Augustalis et Tiberialis, ovvero membro di un collegio sevirale connesso al culto imperiale che tuttavia non conosce altre attestazioni nel mondo romano, ma risulta discretamente documentato ad Ascoli. Il gentilizio Valerius è attestato sia ad Asculum che nel resto del Piceno. L'uomo fu sposato con Vibia Primilla e visse nella seconda metà del I sec. d.C.

Philumenus: Il personaggio, noto da un'epigrafe funeraria da Firmum postagli dai figli, svolse in vita la professione di actor, mansione che in epoca imperiale designava l'amministratore di beni patrimoniali sia pubblici che privati. Nel caso di Philumenus, egli fu forse impegnato nella gestione di un podere afferente ad un privato cittadino del luogo. Spesso questi amministratori erano di estrazione servile e il grecanico Philumeno sembra confermare l'infima condizione dell'uomo. Per quanto riguarda l'onomastica, lo stesso cognome compare nel Piceno sia nella vicina Falerio che nell'agro fermano, in località Moie. L'uomo visse intorno alla seconda metà del I sec. d.C.  

Pilonicus Praenestinus:
Schiavo di Lucius Octavius sul finire del II sec. a.C., è noto da un'epigrafe proveniente dal territorio di Cluana (Civitanova Marche): il documento commemora l'esecuzione, da parte di Pilonicus, di un'opera che prevedeva la monumentalizzazione di un compitum. A Praeneste è attestata un'epigrafe, di poco successiva alla prima, che cita un Cneus Octavius Pilonicus, liberto di Lucius: tale personaggio sarebbe stato identificato con lo stesso schiavo cluanate che dunque in segiuto avrebbe ottenuto la libertà.   

Pontia Euplia: Nota da un'epigrafe da Trea, era moglie di Valerius Sabinianus, forse alto notabile municipale. La gens Pontia è attesta nel Picenum solo ad Asculum, motivo che lascia supporre che la donna provenga da questa città; il cognomen è invece un grecanico, ed indica un'origine greca. La donna visse tra la fine del III e l'inizio del IV sec d.C. 

Publius Buxurius Tracalo: Figlio di Publius e di origine libera, esercitò la professione di architectus, probabilmente a Castrum Truentinum, dove fu sepolto. Visse in età tardorepubblicana.

Publius Iulius: Liberto di una donna, fu seviro e Augustale; il suo nome è noto da un'epigrafe da Cupra Maritima. Visse nella prima metà del I sec. d.C. e fu forse marito di Sempronia, donna di origine libertina menzionata nella stessa epigrafe. La gens Iulia è documentata da altre attestazioni epigrafiche provenienti dal territorio di Cupra Maritima.
 
Publius Oppius: Liberto di Caius, svolse l'attività di argentarius, ossia di banchiere tra il II e il I sec. a.C. Il suo nome ci è noto grazie ad una epigrafe funebre, riutilizzata come piano di calpestio e rinvenuta a Villa Murri, nel centro costiero di Porto Sant'Elpidio (AP). 

Publius Petronius Proculus: Noto da un'epigrafe da Cupra Maritima, fu marito di Cossinia Fortunata. Data la mancanza del patronimico, entrambi dovettero essere di origini servili. La gens Petronia conosce altre attestazioni a Cupra Maritima. L'uomo visse probabilmente tra il II e il III sec. d.C.

Publius Rupilius: Figlio di Aulus, fu duoviro di Cupra Maritima insieme al collega Lucius Minicius. Il personaggio è ricordato da ben due epigrafi, entrambe provenienti dal centro romano di Cupra Maritima: la prima testimonianza è un frammento dei Fasti Cuprensi che fa riferimento agli anni 12-11 a.C., e dove accanto ai consoli in carica a Roma, compare il nome del duoviro locale; la seconda epigrafe fa invece riferimento alla realizzazione e al collaudo di un campus, ossia di un impianto destinato agli esercizi ginnici e all'addestramento dei giovani al servizio militare, nell'anno in cui Rupilus ricoprì il duumvirato. La gens Rupilia non trova altre attestazioni nel Picenum; l'uomo, che non presenta cognomen, visse nella seconda metà del I sec. a.C.

Publius Sentius Felix: E' noto da un'epigrafe funeraria da Cupra Maritima. L'assenza del patronimico, la carica di Augustalis e il cognomen Felix sembrano suggerire per l'uomo la condizione giuridica di liberto. Sebbene il personaggio fu membro del collegio degli Augustali di Ravenna, il gentilizio non trova altre attestazioni in area ravennate, mentre nel Piceno è noto ad Asculum, Interamnia Praetuttiorum, a Petriolo in provincia di Macerata e da un frammento di terra sigillata proveniente dalla stessa Cupra Maritima. Diverso è il caso di Sextilia Adiecta, moglie di Sentius, il cui gentilizio è molto comune a Ravenna. Publius Sentius Felix, oltre a ricoprire la carica di Augustalis a Ravenna, fu negotiator olearius (riporatato nell'epigrafe nella variante oliarius), cioè commerciante d'olio, impegnato forse nell'esportazione delle famosissime olive picene verso i centri dell'alto Adriatico. Questa ipotesi sembra confermata dal termine oliarius usata qui al posto della forma più comune olearius, che sembra distinguere il mercante d'olive dal commerciante d'olio. Visse nel II sec. d.C.

Publius Ventidius Bassus: Figlio di Publius Ventidius, nacque ad Asculum intorno al 90 a.C. Proveniente da famiglia di elevate origini, al termine della guerra sociale (89 a.C.), fu condotto ancora bambino come prigioniero nel corteo trionfale di Pompeo Strabone; a Roma nei primi anni fu costretto a svolgere il mestiere di mulattiere. Si fece faticosamente strada tra gli affaristi romani, aprofittando delle situazioni favorevoli che le guerre civili offrivano; si schierò con il partito cesariano, militando con valore nella campagna militare in Gallia. La protezione di Cesare gli consentì l'ingresso in senato: rivestì infatti la pretura nel 43 a.C., dopo che nel 45 a.C. era stato nominato tribuno della plebe. Sempre nel 43 a.C. conseguì il consolato come suffectus di Ottaviano: tale dignità gli fu conferita per volere di Antonio per aver sovvenuto alle necesità militari di quest'ultimo, quando - nel corso della battaglia di Modena (43 a.C.) - era intervenuto con tre legioni arruolate nel Piceno. Tra il 40 e 41 a.C. intervenne nella guerra di Perugia - città in cui Lucio Antonio, fratello del triumviro, era assediato da Ottaviano - ma senza decisione. Nel 39 a.C. fu chiamato in Oriente da Antonio, ed inviato in Armenia, dove l'anno successivo ottenne un'importante successo sui Parti, guidati da Pacoro I. La vittoria gli fece meritare il trionfo nel 38 a.C.: morì poco dopo e fu onorato con funerale pubblico. Publius Ventidius Bassus è citato da Velleio Patercolo, Aulo Gellio, Appiano e Dione Cassio.  

Quintus Annius Acastus: Liberto di una donna, è noto da un'epigrafe funeraria proveniente da Septempeda; fu seviro e colliberto di una certa Annia, il cui cognomen, iniziante in Cha, risulta mutilo. Fu inoltre padre o patrono di un Quintus Annius, del quale, anche in questo caso, non è pervenuto il cognomen. Visse nella prima metà del I sec. d.C. La gens Annia è attestata nel Picenum anche a Ricina, a Potentia, oltre che nella stessa Septempeda.

Quintus Feronius Clemens: Figlio di Quinto, è noto da un'epigrafe rinvenuta nelle fondamenta della chiesa di San Francesco a San Vittore di Cingoli; l'epigrafe è forse pertinente alla città di Planina. Quintus Feronius viene indicato come cornicularius, ossia era tra i principales dell'esercito, rango immediatamente precedente a quello di centurione. Nell'esercito era presente un numero piuttosto ristretto di cornicularii, ed erano al servizio di ufficiali superiori o di funzionari civili. Il loro compito si espletava in funzioni d'ufficio, come archivista o segretario. Dunque, il personaggio in questione fu un veterano, vissuto in un periodo di cui non è possibile stabilire una datazione credibile.

Quintus Labienus Partichus: Figlio di Titus Labienus, luogotenente di Cesare, nacque probabilmente a Cingoli intorno alla prima metà del I sec. a.C. Alla fine del 43 a.C. Bruto e Cassio inviarono Quinto Labieno in Partia per chiedere alleanza al re Orode II contro Marco Antonio, Lepido ed Ottaviano. Dopo la battaglia di Filippi e la sconfitta di Bruto e Cassio, Quintus Labienus passò definitivamente con i Parti. Alla guida dell’esercito partico Labienus riuscì facilmente ad occupare, o con le armi o stringendo alleanze, prima la Siria e poi la Cilicia, la Pamfilia, la Frigia, la Licia e la Caria. Nella primavera del 39 a.C. Ottaviano inviò P. Ventidio Basso con un esercito di 11 legioni in Asia per combattere i Parti e Labieno. Dopo la vittoria dei romani al Monte Tauro Labieno scappò in Cilicia dove venne catturato e giustiziato.

Quintus Terentius Senecio Fannianus: Figlio di Caius, è noto da un'epigrafe onoraria proveniente da Firmum Picenum (AE 1975, 0354). Appartenente alla tribù Velina, fu duoviro quinquennale e pontefice; realizzò inoltre l'Augusteo della colonia romana. La gens Terentia è attesta a Firmum sin dalla deduzione della colonia; altri membri della stessa gens sono noti a Falerio. Senecio è un cognomen scarsamente attestato nella regio V. Visse in età giulio-claudia. 

Septimius Camertes: Originario di Firmum Picenum, è noto dalle fonti scritte: Sallustio lo indica come colui che fu inviato da Catilina nel Piceno per spingere alla rivolta gli abitanti. Visse nel I sec. a.C.

Sermo: Noto da un'epigrafe funeraria da Massa Fermana - territorio un tempo afferente all'agro di Falerio - fu un servo nato in casa (indicato in latino con il termine verna), morto all'età di sei anni. Nell'epigrafe il dedicante è il vilicus Apollonius, ovvero il fattore incaricato della conduzione del podere e del controllo del personale in esso operante. Il cognome Sermo non trova altre attestazioni nel Piceno, mentre un'altro verna (CIL IX 5481) è noto nello stesso territorio di Falerio. Visse alla fine del I sec. a.C.   

Tiberius Claudius Leo: Noto da un'epigrafe funeraria da Cupra Maritima, presenta un cognomen derivante dal modo animale, elemento spesso legato ad individui di condizione libera. Visse nel II sec. d.C. e fu probabilmente marito di Pominia Secunda, colei che realizzò l'epigrafe.

Titus Appalius Alfinus Secundus: Figlio di Titus, è noto da un'epigrafe onoraria da Firmum Picenum (CIL IX 5357): fu cavaliere di carriera, due volte duoviro quinquennale, patrono della colonia di Firmum Picenum, augure e flamine. Apparteneva alla tribù Velina. Visse nel II sec. d.C.

Titus Helvius Basila: Padre di Titus che fu governatore della Galizia sotto l'imperatore Tiberio, e nonno di Helvia Procula. E' noto da numerosi bolli su anfora provenienti da Cupra Maritima; l'uomo risulta pertanto coinvolto nella comercializzazione del vino piceno. Visse all'inizio del I sec. d.C.

Titus Labienus: Generale romano nato a Cingulum nel 100 a.C circa e morto a Munda nel 45 a.C. Dopo il tribunato militare in Cilicia (78-74 a.C.), fu tribuno della plebe nel 62 a.C; nel 63 a.C. accusò Gaio Rabirio, che aveva fatto uccidere Saturnino attraverso la procedura straordinaria del sentus consultum ultimum, invece del regolare processo popolare: tale accusa fu sollecitata da Cesare, il quale intendeva così dimostrare la pericolosità delle procedure straordinarie. Fu legato di Cesare nelle Gallie, combattè contro i Figurini nel 58 a.C., i Treveri nel 54-53 a.C. e contro i Parisi nel 52 a.C. Nel 50 a.C. ebbe il governo della Cisalpina. Nella guerra civile tra Cesare e Pompeo si schierò con quast'ultimo, vincendo Cesare nella battaglia di Ruspina nel 46 a.C. Dopo la sconfitta di Tapso (46 a.C.) si ritirò in Spagna, dove morì nella battaglia di Munda nel 45 a.C. Fu padre di Quintus Labienus.

Titus Publicius Geminus: Noto da un'epigrafe da Potentia, fu marito di Numitoria Ionide; entrambi furono probabilmente di estrazione libertina: in particolare il gentilizio dell'uomo sembra tradire la condizione di ex schiavo della colonia. Visse a cavallo tra il I e il II sec. d.C.   

Veidia Auge: Liberta di Titus, è nota da una epigrafe proveniente da Cupra Maritima, epigrafe che probabilmente costituiva il piedistallo di una piccola statua dedicata a Venere. La donna è citata coma magistra, ossia sacerdotessa, insieme ad un'altra liberta, Iulia Urbana, liberta di Caius. Vissero nel primo impero e probabilmente facevano parte di un collegio femminile preposto al culto di Venere, forse da collegare con il tempio che sorgeva tra i due archi nel foro della città di Cupra.

Vibia Ampliata: Nota da un'epigrafe da Ricina, fu moglie di Marcus Curvenus Ianuarius, e visse tra la seconda metà del I sec. d.C. e la metà del II sec. d.C. La gens Vibia è attestata in tutto il territorio piceno: ad Auximum, Cupra Maritima, Cingulum, Trea, Septempeda, Firmum, Asculum Picenum e Interamnia Praetuttiorum.


Terebius

Vibolenus

Marcus Attus Fabatus

Caius Salvius Liberalis Nonius Bassus 

Vitellia Rufilla

Gnaeus Pompeius Strabo

 
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