Regio V - Picenum
  Villae ed impianti artigianali
 
TORRE DI PALME

   
      Immagine in parte rielaborata e tratta da L. Brecciaroli Taborelli, Una produzione di
      anfore picene ed il vino Palmense
in Picus 1984, IV.
 
   Il sito si trova in sinistra idrografica al Fosso San Biagio, poco dopo il raccordo tra la S.S. Adriatica e la strada provinciale per Lapedona. La struttura, venuta in luce nel 1969 nel corso dei cantieri per la A 14, si articolava in un ampio vano delimitato su tre lati da mura in ciottoli di fiume legati con malta, mentre la parete meridionale e parte di quella orientale risultavano mancanti. La facciata dei perimetrali risultava articolata da una serie di contrafforti, distanti tra loro circa 3 m.
   Lungo la parete est era collocata una fila di undici anfore, disposte in posizione verticale; un secondo allineamento correva alla distanza di circa 3 m dal tratto terminale del muro nord e si sviluppava per circa 20 metri in senso est-ovest. 
   A ridosso dell'angolo esterno, il suolo conservava tracce di terriccio misto a frammenti di anfore, per uno spessore di circa 20 cm ed un'estesione di 3,50 mq. A nord-ovest di quest'area, fu individuata una superficie in argilla concotta frammista a mattoni crudi e altri frammenti fittili, da identificare probabilmente con i resti di un impianto per la fabbricazione di anfore e laterizi. 
   La semplicità della struttura e l'ampia superficie interna del vano hanno spinto gli studiosi ad identificare il complesso come magazzino, collegato alla fornace tramite uno spazio aperto livellato con frammenti d'anfora. Il periodo di attività della fornace sembra inquadrarsi tra la seconda metà del I sec. a.C. e il I sec. d.C. 
   La produzione di anfore va probabilmente messa in rapporto alla commercializzazione del vino, in particolare quello Palmense, menzionato anche da Plinio.  

PIETRALACROCE - ANCONA


     Immagine in parte rielaborata e tratta da M. C. Profumo, La peschiera romana di Pietra-
     lacroce
in Studi Maceratesi 2007, 41.

   La struttura, posta nel tratto di mare in località Pietralacroce, è stata esplorata nel 2001 dal nucleo subacqueo della Soprintendenza, tra cui la stessa Dott.ssa Profumo, in collaborazione con il circolo Komaros Sub di Ancona.
   Il complesso si compone si una serie di vasche scavate nella roccia e disposte su due file parallele alla linea di costa. L'intera struttura misura 32 m x 13 m ed in parte invasa dai crolli, provenienti dalla costone roccioso soprastante.
   La vasca A misura 8,80 m x 4,20 m e giace ad una profondità di 2,05 m; nell'angolo nord-est presenta un pozzetto semicircolare profondo 0,30 m dal fondo del vano; è possibile che questa depressione svolgesse la funzione di riparo per i pesci allevati nella peschiera. Un canale, lungo 4,60 m alimentava la vasca da ovest, contribuendo al ricambio dell'acqua ed evitando così la stagnazione. Altri due canali mettevano in comunicazione la vasca A con la vasca B, quest'ultima posta a profondità maggiore, mentre una terza apertura permetteva l'afflusso di acqua dal vano D, ricavato ad una quota inferiore. 
   La vasca B, trovandosi ad una quota di -2,35 m è la più profonda delle cinque; anche qui un canale proveniente dall'esterno alimentava la vasca dal mare. Ad una quota superiore (-1,55 m) si trova il vano D, parzialmente invaso dai crolli e comunicante con gli ambienti A e B tramite due canali indipendenti; esso misura 6,80 m x 4,20 m.
   Delle altre due vasche solo quella più settentrionale (vano C) è dotata di un canale di comunicazione esterno, mentre un angolo individuato a nord-est del vano, potrebbe suggerire la presenza di una terza fila di vasche a mare. In prossimità dell'apertura sulla parete nord della vasca C un lungo canale proveniente dalla zona soprastante trasportava acqua dolce, indispensabile per richiamare alcune specie di pesci, come le orate, i cefali e le spigole.
   La peschiera manca completamente di opere murarie, essendo le vasche scavate nella marna. Le vasche dovevano quindi essere prive di copertura, mentre presentano lungo le pareti alcuni gradini ricavati nella roccia. Questi tagli dovevano servire come passaggi e luoghi di osservazione, oltre ad essere funzionali alla manutenzione delle vasche e alla cattura dei pesci.  
   L'assenza di strutture murarie e di reperti impedisce una datazione certa della struttura; tuttavia la Profumo, in base ad alcuni confronti, data il complesso ad epoca romana. Il dato risulta notevole in quanto non si registrano presenze di peschiere romane lungo tutta la sponda adriatica occidentale, mentre impianti analoghi trovano estesa applicazione lungo il versante tirrenico. 
  
 
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