Regio V - Picenum
  Tolentinum
 
                                                      TOLENTINUM - TOLENTINO (MC)
 
   Sorto sul luogo di un insediamento preromano, come attestano alcuni rinvenimenti presso il centro storico dell'odierna città, il municipio romano era ubicato su di un terrazzo fluviale lungo la sponda sinistra del Chienti, sul luogo di un importante asse stradale. Il sito risulta frequentato fin da epoca protostorica, come attestano chiaramente i livelli del Bronzo Medio e Recente portati in luce a est del centro urbano, in località Cisterna. Da qui provengono notevoli quantità di ceramica egea, giunte all'interno lungo le valli fluviali che testimoniano l'importate attività commerciale attiva lungo la costa medioadriatica. La ricchezza dell'insediamento sembra perpetuarsi anche nei secoli successivi, durante l'età del Ferro, come testimoniano le ricche necropoli attive tra il IX e il III sec. a.C., individuate intorno alla città. Queste hanno restituito materiali in bronzo, tra cui dischi decorati a sbalzo, resti di un carro ed un elmo recante incisioni. Tra la ceramica figurano forme diffusamente presenti nella regione tra il VII e il VI sec. a.C., mentre in sepolture datate tra la fine del VI e il IV sec. a.C. è documentata anche ceramica attica: in particolare, tra quella a figure nere, si segnalano due kylikes decorati alla maniera del Pittore di Haimon (490-470 a.C.), un cratere a figure rosse, attribuito al Pittore della Centauromachia del Louvre (450-430 a.C.) e altre kylikes della fine del V sec. a.C.  
   In epoca romana Tolentinum è ricordata da Plinio il Vecchio tra i municipi della regio V augustea (Nat. Hist. III, 111) ed è menzionata dal Liber coloniarum (grom. vet. 226 L) che ci informa come, in epoca triumvirale, il territorio del municipio fosse stato interessato da deduzioni di coloni viritani. Divenne municipium ascritto alla tribù Velina come testimoniano alcune iscrizioni, tra le quali spiccano quelle di un patronus, dei seviri augustales e di un praefectus fabrum.
   La città romana occupava lo stesso sito dell'abitato medievale, che in parte ne riproduce lo schema urbano centrato sull'asse di corso Garibaldi, identificato come l'erede dell'antico decumanus maximus. Nelle odierne piazza della Libertà e piazza San Nicola, va invece riconosciuta l'area forense del municipuim: qui, scavi della fine dell'Ottocento, hanno riportato in luce frammenti architettonici e scultorei, iscrizioni con dediche ai membri della casa imperiale e consistenti lacerti murari pertinenti ad un edificio pubblico con almeno un pavimento in crustae di marmo e di alabastro. La costruzione, composta da due ambienti disposti ai lati di una grande sala centrale absidata, è forse da identificare come la basilica cittadina, la cui prima fase è datata al I sec. d.C.
   L'unico monumento di epoca romana ancora parzialmente conservato, è costituito dal monumentale mausoleo di V sec. di Flavius Iulius Catervius, menzionato anche nell'iscrizione apposta sul sarcofago del personaggio (CIL IX 5566), conservato presso l'omonima cattedrale di San Catervo (l'epigrafe si riferisce al monumento sepolcrale come panteum cum tricoro). Il monumento che è stato localizzato sotto il campanile e il presbiterio della cattedrale, era a pianta circolare con tre absidi lungo il perimetro, aveva gli alzati in opus latericium, e presentava decorazioni parietali con affreschi a soggetto cristiano e mosaici in pasta vitrea.
  
             
              Tolentino, Basilica di San Catervo (in nero) e  il mausoleo romano di Flavio Giulio Catervio (in rosso).   

   Sembra che Tolentinum fosse stata sede di Diocesi e che il vescovo, Basilius Tolentinus, abbia partecipato a Roma ai concili indetti intorno alla fine del V secolo d.C.
   Da citare infine, un reperto che rimanda agli ultimi decenni del IV sec. d.C.: si tratta di una bulla bronzea, rinvenuta in località Le Grazie, e originariamente fissata al collare di uno schiavo; questa menziona il proprietario del servo, un vicarius urbis di nome Potitus.
   La città continuò a vivere anche in epoca medievale e moderna, arrivando sino ai giorni d'oggi, offrendo così un esempio di continuità di vita.

 
Finestra di approfondimento - IL SARCOFAGO DI FLAVIO GIULIO CATERVIO

  
Il sarcofago, in origine policromo, è realizzato in marmo e presenta una cassa di 2,20 m x 1,26 m x 0,90 m di altezza, mentre il coperchio, mantenendo le stesse misure per i lati, si eleva per 0,40 m di altezza. Il manufatto rappresenta ciò che gli studiosi indicano come l'ultima grande officina scultorea paleocristiana, operante tra la fine del IV e gli inizi del V secolo d.C.
   In origine il sarcofago dovette essere collocato nell'abside maggiore del mausoleo, trasformato più tardi nella cappella principale della cattedrale di Tolentino; nel 1822 il manufatto fu trasferito nella cappella della Santissima Trinità, che da allora prese il nome di san Catervo.
   L'opera rientra nel gruppo dei sarcofagi a porte di città, poiché presenta tre grandi archi a costituire le quinte sceniche delle rappresentazioni che si svolgono sui lati corti del manufatto: in particolare sul fianco sinistro figura l'adorazione dei Re Magi con la Vergine che regge il Bambino, mentre su quello destro sono riconoscibili tre giovani ebrei che, rifiutandosi di idolatrare il simulacro del re Nabucodonosor, vengono gettati in una fornace. Tuttavia c'è chi legge nell'ultima raffigurazione l'episodio dei Re Magi che indicano la stella dinnanzi ad Erode.
   Al centro sulla faccia posteriore spicca un clipeo, recante in rilievo i busti di Giulio Catervio e di sua moglie Settimia Severina nell'atto di unirsi in matrimonio; li sovrasta una mano celeste che stringe una corona interecciata, mentre ai lati di questa sono raffigurati due Cristogrammi con le lettere apocalittiche alfa e omega. 
   Sulla fronte del sarcofago è inserita invece la consueta composizione romana a cinque scomparti: due strigilati e tre figurati. Nel settore figurato di sinistra campeggia la figura intera di San Pietro con sullo sfondo un tendaggio; al centro si scorge la figura del Buon Pastore con la pecora sul dorso e il bastone dal manico ricurvo (pedum) stretto nella sinistra; infine a destra, posto in maniera simmetrica a San Pietro, ma sul fianco opposto, spicca San Paolo con ai piedi un fascio di rotoli, simbolo della legge di Dio.
   Oltre all'iscrizione della tabella centrale, altre due, metriche, lungo il bordo della cassa e del coperchio ricordano una i sacramenti del battesimo e della cresima impartiti ai due sposi dal sacerdus Probiano - forse il vescovo - e la morte di Settimia, l'altra la prematura scomparsa del figlio Basso, il quale morì all'età di 18 anni e venne sepolto insieme ai genitori.
   Sull'identità storica di Giulio Catervio vigono da tempo molte incertezze: gli studiosi tuttavia sono oggi propensi a considerarlo originario di Milano; egli, insieme con Probiano, sarebbe stato inviato a Tolentinum per ordine di sant'Ambrogio nel 384 d.C.


Fig.1 Sarcofago di Flavio Giulio Catervio. Tolentino, Cat-   Fig. 2 Fianco sinistro. L'adorazione dei Re Magi. (Foto tedrale. (Foto A. Digeva)                                                      A. Digeva)
           

 
                                                                 DOCUMENTI EPIGRAFICI:

Abbreviazioni: 

AE= Année épigraphique
SupplIt= Supplementa Italica
CIL= Corpus Inscriptionum Latinarum
 
AE 1993, 0600; AE 1993, 0601; AE 1993, 0604; SupplIt 11, 1993 pp.76-77; AE 1993, 0607; AE 1993, 0609; SupplIt 11, 1993 p.82; AE 1993, 0605; AE 1993, 0603; CIL IX 5565; CIL IX 5566; CIL IX 5567; CIL IX 5568; CIL IX 5569; CIL IX 5570; CIL IX 5571; CIL IX 5572; CIL IX 6368; CIL IX 6369; CIL IX 6370; CIL IX 6371; CIL IX 6372; CIL IX 6373; CIL IX 6374; CIL IX 6375; CIL IX 6377; AE 1993, 0598; SupplIt 11, 1993 pp.74-75; AE 1993, 0606; SupplIt 11, 1993 pp.82-83; SupplIt 11, 1993 pp.83-84.

                                                                             BIBLIOGRAFIA:

Servanzi Collio 1854, 55 ss.; Silveri Gentiloni 1880, 122, 261 ss., 373-377; Tolentino 1880, 261-262; Tolentino 1880-81, 393-394; Tolentino 1882, 42; Silveri Gentiloni 1883; 329-337; Tolentino 1884, 220; Tolentino 1885, 165-166; Philipp 1936b, 1671-2167; Annibaldi 1966c, 904; Cecchi 1975; Falconi Amorelli 1975, 52-56; Massi Secondari 1977; Falconi Amorelli 1979, 195-200; Massi Secondari 1980, 37-49; Paci 1980b, 479-524; Semmoloni 1984, 193-197; Ruggeri 1987; Massi Secondari 1988, 169-197; Nestori 1988, 199-209; Semmoloni 1988; Paci 1988a, 211-237; AA.VV. 1990; Semmoloni 1990; Nestori 1992, 599-611; Paci 1993b, 61-86; Casadio 1994, 7-36; Paoloni 1994, 331-362; Nestori 1996a; Luni 1997d, 793; Tonnarelli 1997, 39-50; Massi Secondari 1999, 179-205; 2000a, 111-133; 2000b, 188-203; 2000; Massi Secondari 2001, 151-184; 2002; Luni 2003, 153-154; Sisani 2006, 344-346.
 
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